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Fabrizio Paterlini: Press/Reviews

FABRIZIO PATERLINI
Viaggi in aeromobile

Come non incoraggiare un coraggioso giovane che pubblica un disco di solo pianoforte senza il preciso intento di compiacere?
Questi viaggi in aeromobile sono dodici piccoli racconti diatonici, decorativi, piacevoli, ambientali. Musica che intrattiene in modo intelligente.
Sicuramente un punto di partenza, giacchè il discorso di Fabrizio si fa tanto più interessante quand'egli riesce a guardare dentro se stesso. Tali momenti, più rarefatti e contemplativi, risultano essere migliori di altri ove la tecnica o la forma cristallizzano l'attenzione più sul significante musicale, rischiando in trappole qui ben evitate, quasi sempre.
Per favore, non chiamate questi lavori neoclassici New Age.
Paterlini se ne tiene intelligentemente lontano.
Fabrizio Paterlini
Viaggi in aeromobile

Le recensioni vivono di soggettività. La musica di Fabrizio vola sulle ali dei fratelli Wright e di Lindbergh.
Fabrizio ha un retroterra musicale sostanzioso: cinque anni di pianoforte classico, solfeggio, e diversi altri di musica “pop” nel senso più lato dell’accezione.
Fin dai tempi del liceo insegue le note sul pianoforte e sulle tastiere elettroniche. La musica lo entusiasma, lo coinvolge, è vita vissuta. Emozione insopprimibile.
Se lo conosci, lo avverti. Ti travolge, con semplice autorevolezza. Una sera d’estate mi propone un primo ascolto, in auto. Racconta dei suoi nuovi brani. La curiosità cresce. Si impegna, scrive e compone nottetempo, tra bilanci di società e revisioni contabili. Il suo lavoro ufficiale.
C’è una forza travolgente a guidare le sue mani sulla tastiera: un amore, certo. E basta leggere le note di copertina. C’è però molto altro. La capacità della sua musica di condurti lontano, girando le spalle; senza rabbia. E’ come in un film. La scansione dei singoli brani ha la potenza dell’evocazione, un flashback infinito. Certe note stimolano i ricordi più dolci e melanconici. Nessun strumento è più adeguato di quello scelto.
Talvolta la grandezza della musica è semplice. Ogni nota scivola lentamente e ti racconta di lui, della sua vita. Rapisce i sensi, è bellezza della memoria, del tempo. E a quella vita accosti la tua.
Pomeriggi lontani, mattine di nebbia, notti gelide e volti che premono gli angoli nascosti del cuore.
I suoni mirano all’essenziale, al messaggio estremo più che all’alchimia delle forme.
Ogni ascoltatore troverà, ne sono certo, un’ ispirazione, un momento di cui essere gelosi.
Per me è stata la sera e la sua prima stella.
Jacopo Truzzi (16 Feb 2008)
Felice è il volo d’esordio di Fabrizio Paterlini
Il primo decollo è sempre un momento delicato: quanta gravità c’è da vincere, ansia, voglia di affrontarlo ad occhi chiusi con il cuore che tambura nelle tempie. Ma la forza delle idee lucide supera qualsiasi freno ed è così che Fabrizio Paterlini è stato capace di lanciarsi nella sua prima impresa discografica. E’ di novembre scorso l’uscita del suo CD d’esordio, dodici tracce riunite sotto il titolo Viaggi in aeromobile: un lavoro che ha già raccolto lusinghieri consensi da più parti, ancor più significativi se si pensa che questa impresa è sorretta dal tam-tam dei sostenitori a lui vicini e dalla spontanea diffusione su Internet. L’affollata presentazione ufficiale ha avuto luogo il 15 dicembre allo Spazio Feltrinelli nell’originale forma di concerto guidato dal racconto dell’autore stesso: il migliore dei modi per promuovere la corretta percezione del significato di queste composizioni così fortemente legate alla rappresentazione di emozioni. Per Fabrizio Paterlini è la suggestione che determina la forma e soprattutto l’ambiente entro cui si muovono i temi; lo slancio creativo pare alimentato dal colore dei suoni, quasi dalla sensazione tattile del tasto che con cura ostinata va a premere. Dodici brani per una equilibrata successione di immagini e sensazioni sulle quali vibra l’ala della spontanea musicalità, frutto di esperienze artistiche e di studio progressivamente accumulati fino alla maturazione del progetto di impresa solitaria. Un esordio felice che si colloca in un momento fortunato per questo genere musicale, variamente definito, che riesce a coniugare elementi tanto interessanti quanto diversi, tra echi di classicismo e spazi armonici ben più recenti, costruzioni ridondanti e momenti riflessivi ottenuti per sottrazione negli sviluppi. Un panorama artistico punteggiato da altissime personalità che ne hanno determinato il successo e che testimonia dell’inesauribile miniera rappresentata dalla tastiera del pianoforte, tuttora alimentata, a un secolo di distanza, dalla sorgente immensa dei Preludi di Claude Debussy. Il benvenuto a questo promettente nuovo rappresentante del marchio famigliare Paterlini viene garantito dall’orgoglio di Mantova che lo accoglie tra le ricche fila dei suoi artisti riconoscendogli l’invidiabile qualità di diretto comunicatore di una spiccata sensibilità musicale. E c’è già grande interesse per rivedere all’opera Fabrizo Paterlini, tutti pronti ad applaudirlo al Ludas di via Oberdan, domenica prossima, 30 dicembre.
Guido Mario Pavesi - La Voce di Mantova (28 Dec 2007)
Fabrizio Paterlini: in volo sulle ali dell'airone
Fabrizio Paterlini è indubbiamente una stella nascente nel panorama pianistico solista italiano. Sta per uscire infatti a novembre, il suo primo lavoro ufficiale, il cd "Viaggi in aeromobile", nel quale il pianista mantovano vi ha concentrato tutta la sua musica definita ambient, minimalista, gentile, dolce e rilassante.. "Un bicchiere di vino rosso in una notte d'estate", come ama definirla lui stesso. Un pianista che nasce musicalmente all’età di 6 anni quando, come ci racconta, «con un briciolo di cognizione iniziai ad imparare “A whiter shade of pale”, dei Procol Harum. Mio padre, con alle spalle un passato fatto di clan e beat generation, mi insegnava allora a muovere i primi passi nel mondo degli accordi con la sinistra, e della melodia con la destra. Poi la musica classica: solfeggio, maestro, scale, arpeggi… confesso la mia fatica a rientrare nei canoni del perfetto musicista classico. Anche perché, nel frattempo, scoprivo i dischi di mio padre, Chuck Berry, Little Richard, Fats Domino e soprattutto Jerry Lee Lewis». Iniziava così, per Fabrizio Paterlini, un percorso musicale fatto di intrecci, contaminazioni, personalizzazioni passando dal progressive al hard rock, dal jazz al pop più raffinato. Ma nel 1994 cambia tutto. Le evoluzioni della musica contemporanea raggiungono il top al concerto live dei Floyg in quel di Modena. « Il concerto più bello della mia vita - ci racconta - da allora la mia carriera musicale e la mia musica hanno trovato la loro strada». Un inizio in gruppo ed ora un cd da solista. «Sicuramente negli anni novanta posso dire di aver vissuto la dimensione gruppale della musica – ricorda Paterlini - Voglio dire che, oltre alla scelta di fare ciò che più mi piaceva interpretando le cover dei più grandi, forse anche con un po’ di presunzione, era senz’altro presente anche una dimensione amicale in ciò che si faceva; quasi non sapevo se suonavo per incontrare gli amici o se incontravo gli amici per suonare! Il raggiungimento di una personale interpretazione, lo slancio creativo e la scelta di una esperienza da solista l’ho vissuta solo recentemente, quando circa due anni fa, si concluse l’ultimo progetto con un gruppo che proponeva cover di classici come James Taylor Quartet ed Herbie Hancock». E poi? « La cosa si era chiusa con un po’ di amaro in bocca, almeno per quanto mi riguarda, - continua - e avevo deciso di fermarmi per un po’ e riordinare le idee. Dopo qualche mese mi sono trovato tra le mani uno spartito, la mia ragazza me l’aveva regalato con l’intento, credo, di stimolarmi su un piano mai sperimentato fino a quel momento. Si trattava di Ludovico Einaudi, e ne rimasi folgorato! Ecco credo che tutto sia iniziato in quel preciso istante, entrare in un altro “mondo”musicale e sentirlo incredibilmente proprio, mi ha convinto a provarci sul serio e di lì a poco l’airone è arrivato!» La musica di Paterlini nei "Viaggi in aeromobile", abbandona tutti gli stereotipi per ripartire dai suoni della natura. Sembra di vederlo, l’airone, spiccare il volo e librarsi nell’area con la sua agile maestosità. Una leggerezza che emoziona e porta con sei i pensieri, le umane fatiche, la quotidianità. Una musica che va oltre la semplice ispirazione. «Mi fa molto piacere che tu avverta la leggerezza di cui parli. E’ stata per me la risultanza di una serie di esperienze.. soprattutto personali. La semplice ispirazione è stata l’epilogo di un lungo vagare, una sorta di risveglio, potrei dire, in cui tutto quello che prima mi sembrava impossibile e difficilissimo è improvvisamente diventato vicinissimo e naturale. Quello che cerco di dire è che la mia musica è proprio sgorgata dalle mani, senza nessun genere di forzatura». Ed infatti, ascoltando “colori” si ha la sensazione di vederli, quelli dei bambini di tutto il mondo, con i loro sorrisi rivolti ad un futuro migliore, fatto di dolcezza ed amore. E nessun volto è simile ad un altro, come le musiche di Paterlini, che sebbene si ispiri alle sonorità di Ludovico Einaudi, Yann Tiersen, Michael Nyman e molti altri, ha una sua leggerezza ed una sua forte consistenza, ma dove porterà?« Ancora non so! – ci dice salutandoci - In questo momento il mio impegno e la mia concentrazione sono orientati verso l’uscita di questo disco. Posso anticiparti che c’è in cantiere una possibile collaborazione con altri artisti e che sto vagliando la proposta di un agenzia che si occupa di comunicazione. Ti prego di scusarmi ma non posso dirti di più..!». E nel salutarlo, rielaboriamo mentalmente la sua musica: una musica da ascoltare e vivere. Una musica che, come in un aeromobile, consentirà davvero di volare.
In viaggio sulle ali di un airone
Il rapporto del 34enne Fabrizio Paterlini con
la musica è di vecchia data: ha incontrato per la prima
volta i tasti di un pianoforte a sei anni e, da allora,
note e spartiti l’hanno sempre accompagnato.

Dopo una lunga e variegata esperienza in cover-band
che spaziavano dall’hard rock dei Deep Purple al prog
dei Police, il pianista mantovano ha recentemente
iniziato a comporre pezzi propri. I frutti di questo
lavoro saranno racchiusi nel suo primo album Viaggi
in aeromobile, appena finito di registrare e in uscita
a breve.

Lei ha esplorato in carriera diversi generi musicali. Come
è tornato al pianoforte, il suo primo amore?
“Negli anni ho soprattutto suonato musica altrui, in
diverse cover-band. Non ho mai covato particolari
velleità compositive,o almeno è stato così finché non
ci ho provato. Scrivere al pianoforte è stata una scelta
più che naturale: è uno strumento che mi accompagna
da quando ho sei anni, che ho studiato
tanto e che continuo a studiare tuttora. Se devo trovare
un “punto di svolta” penso a un paio di anni
fa, quando Arianna, la mia ragazza, mi ha fatto scoprire
Ludovico Einaudi, che non conoscevo, se non
per qualche brano ascoltato qua e là. Da quel momento
mi sono avvicinato a questo tipo di sonorità
e ho capito che riuscivo a scriverle.Mi è venuto tutto
in un modo estremamente spontaneo, tanto che
io stesso non mi spiego bene come sia successo.Voglio
dire: ho suonato per una vita senza comporre
e poi,improvvisamente, mi sono messo al pianoforte
e, con estrema semplicità e naturalezza, è uscita tutta
una serie di brani.”

Ha definito la sua musica come “un bicchiere di vino rosso
in una notte d’estate”…
“Fondamentalmente io amo ciò che quella immagine
evoca: amo il rumore delle cicale con il cielo
buio e l’atmosfera che si respira nelle notti d’estate.
Pertanto mi piace pensare che chi ascolta la mia
musica lo faccia in quel momento, oppure, se anche
si dovesse trovare in un’altra situazione, che venisse
riportato a quelle atmosfere dalle mie canzoni.Mi
piacerebbe immaginare un mio ascoltatore lì, in
estate, mentre si rilassa bevendo un bicchiere di vino
rosso e intanto si fa accompagnare da uno dei
miei brani.”

La sua musica viene anche definita ambient. Qual è il
rapporto con le sensazioni che provoca?
“È un aspetto molto importante per me. Quello che
vorrei è che i miei brani creassero, in chi li ascolta,
una sensazione,un’immagine positiva del luogo in cui
stanno,un’atmosfera che faccia sentire a proprio agio.
Ecco, vorrei che tu che ascolti la mia musica possa
stare bene dove sei, perché la musica ti aiuta a farti
star bene.”

In ambito new age la spiritualità è centrale: cosa significa
per lei?
“I brani che ho scritto sono stati composti in un periodo
profondamente evolutivo della mia vita. Per
questo credo che il legame tra musica e spiritualità
sia molto stretto: mi piace pensare alla musica come
uno strumento che può aiutarti a compiere un
viaggio introspettivo. Come si può capire dal titolo
del mio cd, Viaggi in aeromobile, il tema del viaggio
per me è fondamentale. Non inteso esclusivamente
in senso geografico, fisico: il viaggio in questione
è più di tutto un percorso spirituale. Il mondo
della new age è per me ancora nuovo, da esplorare,
visto che mi ci sono avvicinato da poco. Ho iniziato
leggendo Terzani e poi la curiosità mi ha spinto
ad approfondire, facendomi scoprire altri autori che
trattano tematiche molto attuali in questo periodo
della mia vita.”

Ci parli del disco in uscita e dei suoi progetti futuri… “Il disco al momento è in fase di preparazione e in
questi giorni sto ultimando la registrazione delle
tracce, in vista dell’uscita nel mese di settembre. È
un lavoro totalmente indipendente e autoprodotto,
senza l’aiuto di sponsor o case discografiche. Riguardo
al futuro è successo tutto talmente in fretta
che sono un po’ stordito dagli eventi, devo ancora
mettere in ordine le idee su quello che verrà dopo.
Mi piace pensare che qualcuno apprezzerà la mia musica:
poi si vedrà cosa succederà.”

Nel cd allegato a questo numero del giornale abbiamo inserito
il brano “L’airone”.Ce ne parli…
“Come dicevo prima, anche “L’airone” è un brano
nato in un momento molto importante della mia
vita, un momento di profondo cambiamento. Pertanto,
dando il nome di un uccello alla canzone, ho
voluto tentare di rappresentare la metafora del volo,
inteso come in senso spirituale. In più l’airone in
particolare è un animale abbastanza familiare a Mantova,
per cui nella canzone c’è anche il legame con
la mia terra: mi ha sempre affascinato vederlo spiccare
il volo, spiegare le ali e librarsi in aria con tanta
maestosità.”